Se il tuo sito contiene frasi come "siamo eco-sostenibili", "produciamo in modo green" o "carbon neutral", dal 27 settembre 2026 queste affermazioni dovranno essere supportate da prove verificabili, altrimenti diventano pratiche commerciali ingannevoli sanzionabili dall'AGCM.

Chiarezza necessaria: due direttive distinte, spesso confuse

Online si trovano molti articoli che parlano genericamente di "Green Claims Directive" come se fosse una sola normativa. In realtà sono due direttive europee diverse, con stati di avanzamento molto differenti.

1. Direttiva Empowering Consumers (UE 2024/825) — operativa

  • Adottata da Consiglio e Parlamento UE il 28 febbraio 2024
  • Pubblicata in Gazzetta UE il 6 marzo 2024
  • Recepita in Italia con D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo 2026
  • Applicazione effettiva dal 27 settembre 2026
  • Modifica la Direttiva UCPD 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali

2. Proposta "Green Claims Directive" (COM/2023/166) — sospesa

  • Proposta dalla Commissione Europea nel marzo 2023
  • Avrebbe introdotto regole più granulari sulla verifica indipendente ex ante dei claim
  • Iter sospeso dal Parlamento europeo nel giugno 2025
  • La Commissione sta lavorando a una versione riformulata, attesa indicativamente nel 2026-2028
  • Non è ancora legge e non si sa in quale forma definitiva entrerà in vigore

Quindi: quando si parla di obblighi concreti e operativi a breve, ci si riferisce alla 2024/825 (Empowering Consumers), non alla proposta sospesa.

Cosa vieta la Direttiva 2024/825

La nuova disciplina, integrata nel Codice del Consumo italiano, considera pratica commerciale ingannevole:

  • Claim ambientali generici come "eco-friendly", "green", "rispettoso dell'ambiente", "sostenibile" senza specificare a cosa si riferiscono e su quali basi
  • Affermazioni di "neutralità climatica" o "carbon neutral" basate esclusivamente su compensazioni (offset) di emissioni
  • Uso di etichette di sostenibilità non basate su schemi di certificazione ufficiali o riconosciuti da autorità pubbliche
  • Indicazione di una caratteristica ambientale come elemento distintivo, quando in realtà è già obbligatoria per legge per tutti i prodotti della categoria
  • Pratiche di obsolescenza programmata non dichiarate al consumatore

Sanzioni: chi controlla e cosa rischi

In Italia il controllo è affidato all'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che già applica il Codice del Consumo. Le sanzioni previste per pratiche commerciali ingannevoli arrivano fino a 10 milioni di euro, e il quadro UE prevede che gli Stati membri assicurino sanzioni "effettive, proporzionate e dissuasive", proporzionali al fatturato per le violazioni transfrontaliere più gravi.

A questo si aggiungono i danni reputazionali: una segnalazione AGCM o una sentenza per greenwashing è pubblica e indicizzata.

Esempi pratici: claim a rischio vs claim sicuri

❌ A rischio (vago, non verificabile)✓ Sicuro (specifico, documentato)
"Azienda sostenibile""Certificati B Corp dal 2022 — score 95/200"
"Packaging eco""Imballaggio 100% carta riciclata FSC-certificata"
"Siamo carbon neutral""Emissioni Scope 1+2 ridotte del 60% dal 2019, residue compensate via progetti VCS-verificati"
"Rispettiamo il pianeta""Hosting su data center alimentato 100% da rinnovabili, verificato da Green Web Foundation"
"Produzione green""Sito produttivo certificato ISO 14001:2015 dal 2021"

Come adeguarti — checklist operativa

  1. Audit dei contenuti: estrai tutti i claim ambientali presenti sul sito (homepage, pagine prodotto, blog, footer, materiali PDF scaricabili)
  2. Categorizzazione: per ogni claim, classifica se è generico (a rischio) o specifico (potenzialmente sicuro)
  3. Raccolta evidenze: per ogni claim specifico, raccogli le prove a supporto — certificazioni, dati di misurazione, report di terze parti, audit indipendenti
  4. Riformulazione o rimozione: ogni claim senza prove va riformulato (rendendolo specifico e verificabile) o rimosso
  5. Documentazione accessibile: rendi le evidenze facilmente reperibili (es. pagina "Le nostre certificazioni", link ai report negli articoli)
  6. Process editoriale: definisci un check di compliance prima della pubblicazione di nuovi contenuti — chi scrive nuovo materiale deve sapere come si formula un claim verificabile
  7. Certificazioni di terze parti: valuta percorsi come B Corp, ISO 14001, EMAS, Green Web Foundation per avere "ancore" credibili e indipendenti

Il caso Yoto: come affrontiamo i claim ambientali sul nostro sito

Yoto Digital Agency è essa stessa un esempio di come si possono comunicare claim ambientali in modo conforme: ogni affermazione sostenibile è ancorata a una prova verificabile pubblicamente.

  • "Sito a basso impatto CO₂" → verificato da Website Carbon Calculator con rating A+
  • "Hosting green" → verificato dalla Green Web Foundation
  • "Tra i siti più puliti al mondo" → quantificato (top 1% globale per CO₂/visita)

Nessun claim generico, ogni affermazione misurata e linkata alla fonte. Questo è il modello richiesto dalla 2024/825.

Cosa fare adesso

La data del 27 settembre 2026 non è lontana, e prepararsi richiede tempo: un audit completo, eventuali certificazioni, riscrittura coordinata dei contenuti. Iniziare ora, sei mesi prima, significa arrivare alla scadenza con il sito già conforme e zero rischi.

Se vuoi un audit dei claim ambientali sul tuo sito e una roadmap di adeguamento alla Direttiva Empowering Consumers, richiedi l'analisi gratuita: ti diamo subito un report con i claim a rischio rilevati e le azioni prioritarie.